Workshop d’Autunno: com’è andata

Dalla pista ciclabile si accede al Parco Naturale di Stupinigi passando da una stradina in discesa avvolta da arbusti bassi. Sabato mattina il terreno era particolarmente scivoloso a causa del fango e delle pozze d’acqua.

 

 

Tante e chiassose mucche al pascolo con i loro campanacci erano piazzate proprio lì sulla stradina, hanno reso il tutto ancora più suggestivo e divertente, (nonostante una certa dose di panico in me quando appena arrivata le ho viste proprio in mezzo al passaggio!) fortunatamente il pastore le ha invitate a spostarsi un po’ più in là!

Terminata la breve stradina si arriva all’ampia radura che precede il Bosco, lo spettacolo è splendido! Ho potuto osservarlo in svariate occasioni, durante i sopralluoghi dell’ultimo mese e mezzo ed ogni volta ho potuto scorgere un particolare in più rispetto alla volta precedente: le arnie delle api, la fitolacca in fiore, il crocus, piante erbacee e fiori dei quali, ancora, non conosco il nome, funghi e funghetti di diverse dimensioni, alberi dal tronco bianco, foglie che da verdi sono diventate rosse e marroni

Cosa abbiamo fatto?

Con l’aiuto prezioso dei miei bambini e la collaborazione indispensabile di mio papà e delle mie cugine Anna e Gabriella, ho allestito con minuziosa cura l’angolino dell’accoglienza dei partecipanti, che al loro arrivo hanno ricevuto una grossa e succosa mela.

Poco distante abbiamo sistemato il percorso sensoriale, del quale vado particolarmente fiera, realizzato interamente da noi: dalla raccolta dei materiali naturali, fatta con i miei bambini alla costruzione handmade dei contenitori inventata da mio papà! Tanti piccoli piedini nudi – e anche quelli di una mamma – hanno calpestato più e più volte le foglie, il muschio, le castagne, la corteccia degli alberi e le conchiglie, inizialmente più prudenti ed insicuri, poi spavaldi e divertiti. Quei piedini hanno potuto sperimentare e scoprire la natura attraverso i sensi, proprio perchè il primo settennio della vita è prevalentemente sensoriale.

 

 

 

E proprio sotto la grande quercia abbiamo steso un enorme telo con tante coperte portate dalle famiglie, questa è stata la nostra biblioteca a cielo aperto, dove ci siamo seduti tutti insieme, mamme, papà e bambini ed abbiamo cantato, abbiamo riso e parlato a lungo, abbiamo letto alcune storie, abbiamo osservato le immagini di alcuni animali che vivono nel bosco.

 

Quando ci siamo stufati di stare lì seduti, siamo partiti per la nostra Caccia al Tesoro nel Bosco muniti del Taccuino dell’Esploratore e del Sacchetto per i Tesori. Ogni famiglia ha passeggiato, osservato, raccolto, si è stupita, si è incuriosita ed ha fatto tutto ciò – e probabilmente molto altro che non so – seguendo il proprio ritmo!

Cosa ho imparato?

E’ estremamente difficile per me scrivere a parole le emozioni che ho provato, perché sono tante e ancora confuse nella mia testa e nel mio cuore!

Ma ciò che sento forte in me è sicuramente è:

  1. l’aver potuto constatare – ancora una volta – tutta quella serie di benefici che dona la natura e la possibilità di trascorrere del tempo all’aria aperta. In termini di “educazione fuori porta” o “outdoor education“, che vede l’ambiente naturale come uno spazio privilegiato per le esperienze e l’educazione. Siamo stati tutti bene, eravamo felici, abbiamo riso, parlato, giocato, ci siamo scambiati opinioni, ci sentivamo tutti, grandi e piccoli, liberi di sperimentare, fare o non fare, muoverci liberamente, senza vincoli restrittivi. E la serenità, lo stupore, la curiosità che vengono scatenati dalla natura vibravano in noi.
  2. Essere attenti osservatori non è mica una cosa scontata, probabilmente lo è per me, e per chi, proprio come me, è stato sempre esposto all’osservazione di ciò che lo circonda, un’osservazione attenta e attiva, che si sofferma sul particolare, che va ad analizzare le minuzie, quel dettaglio che potrebbe essere irrilevante, ma che in fondo non lo è! Quel tipo di osservazione che per forza implica calma, pazienza, cura, attesa e che poi si evolve in stupore e gratificazione! I miei genitori mi hanno sempre dato questo tipo di esempio in natura: camminare in silenzio, guardare in su, in giù e in ogni dove, appostarsi ed aspettare, riconoscere il particolare, godere appieno dello spettacolo. Loro si mettevano lì, insieme a noi e con noi facevano queste cose ed io, affascinata da loro, miei modelli, divertita e rapita dalla natura, mi sono lasciata guidare ed ho assimilato!

A me piace usare questo tipo di atteggiamento come una metafora, paragonandolo al mio essere genitore. Io vorrei che i miei figli diventassero adulti attenti, curiosi, accoglienti, pazienti, che sanno prendersi cura di loro stessi, degli altri e della natura, che possano godere di tutto questo ed esserne felici! E credo anche che uno dei modi per sperare che loro diventino degli adulti così, sia accompagnarli in questo processo, vivere e godere insieme apprezzando le piccole cose quotidiane, soffermandosi a scrutarle nei dettagli, porsi domande e cercarne le risposte. In questo i bambini sono bravissimi, con i loro occhi interessati e curiosi ed il loro bisogno innato di sprecare” del tempo perdendosi ad esplorare, riflettere, manipolare. E io scelgo di perdermi con loro!


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