Mio figlio fa i capricci e io non ce la faccio più!

I nostri bambini di 2, 3, 4, 5… anni piangono.

Urlano se è neccessario, strillano fino a romperci i timpani, gridano e battono i piedi!

Mordono, graffiano e tirano pugni!

Dicono forte e chiaro: “NOOO!”

Fanno delle scenate che a noi adulti possono sembrare esagerate!

 

Tutto questo è ok! 

Può succedere!

È sano, normale e fisiologico! Non c’è niente di sbagliato in tutto ciò!

Tu non sei un cattivo genitore e il tuo bambino non è strano, né monello o birbone (che brutti termini!)

 

C’è chi li chiama capricci, scenate, mattane.

Questi episodi più correttamente si possono definire manifestazioni di bisogni, di desideri o di richieste, più o meno necessari, più o meno vitali, più o meno urgenti.

E’ necessario e vitale andare in bagno adesso, è necessario e vitale andare subito a dormire se hanno sonno, è necessario e vitale essere preso in braccio, è necessario e vitale mangiare se hanno fame, è necessario e vitale il bisogno di suzione.

E’ meno urgente comprare un gioco visto nel negozio, è meno urgente riempire il carrello di cioccolato, è meno urgente guardare la TV,

Ma tutti questi episodi sono sempre degni dell’attenzione dell’adulto che si prende cura di quel bambino in quella precisa circostanza.

 

In quella fase di vita i bambini stanno vivendo un momento fondamentale per la loro cammino!

Un momento speciale, del quale noi genitori dobbiamo essere felici e consapevoli: stanno costruendo la loro personalità e la loro indipendenza!

Già, perché intorno a questa età i bambini capiscono di essere delle persone a sè stanti rispetto alla loro mamma o rispetto a chi si prende cura di loro, e quindi vanno alla ricerca della loro autonomia, desiderano fare da soli, affermare loro stessi, decidere il da farsi in modo indipendente.

Spesso, però non sanno esprimere al meglio i loro bisogni, lo fanno in modo maldestro, con gli strumenti che possiedono, perché:

  • non conoscono ancora bene le emozioni che provano, non sanno riconoscerle e nominarle
  • non sanno esprimersi e verbalizzare in modo corretto quale sia il reale bisogno
  • e quando non vengono compresi provano frustrazione e si arrabbiano e anche parecchio! 

Noi siamo gli adulti e spetta a noi guidare i nostri figli verso il loro percorso di indipendenza!

Di fronte ad un pianto esasperato, davanti ad un energico NO! Di primo impatto ci sale una furia dentro, ci scappa la pazienza, dobbiamo terminare in fretta quella certa cosa, magari pensiamo “chissà cosa diranno le persone che ci vedono!”.

A me è successo molte volte di avere questi pensieri e provare queste emozioni. Ho avuto bisogno di “rieducarmi”.

Sbottare, far finta di niente o urlare ancora più forte sono comportamenti che non servono al nostro bambino in preda ad una crisi!

Alimentano il nervosismo – nostro e dei bambini- e l’insoddisfazione e la confusione che prova il bambino in quel momento.

Dobbiamo riprendere la situazione in mano per aiutare il nostro bambino!

Cosa possiamo fare?

  • Respirare e armarci di pazienza
  • Provare tenerezza per il nostro bambino, proprio quella lì che abbiamo provato la prima volta che lo abbiamo stretto tra le nostre braccia
  • Dobbiamo cercare di metterci nei panni del nostro bambino (immaginate voi quando cercate di dire qualcosa al vostro partner e lui non vi comprende, o non vuole/non può aiutarvi: come vi sentite? Avete bisogno proprio in quel momento di qualcuno che vi sostenga!)
  • Avvicinarci a lui e abbassarci alla sua Altezza
  • Cercare di agganciare il suo sguardo e connetterci con lui.
  • Osservarlo, osservare la situazione, cercare di comprendere quale sia il motivo della crisi (può non essere legata a qualcosa accaduta in quell’istante, magari è un’arrabbiatura che si porta dentro dal mattino)
  • Provare empatia: provare a comprendere quali sono le emozioni che sta provando e nominare queste emozioni: rabbia, agitazione, frustrazione, paura.. (è molto importante!)
  • Sorridere e aspettare, aspettare che il nostro bambino si connetta con sè stesso e desideri il nostro contenimento -> questo forse è il passaggio più difficile, è dura aspettare i tempi di un’altra persona, perchè spesso non corrispondono ai nostri. Ci vuole un po’ di allenamento, ma si può fare!!!!

 

A quel punto, quando il nostro bambino sarà pronto, potremo abbracciarlo forte, forte e abbracciarlo ancora.

Solo dopo questo momento difficile e teso, ristabilita la comunicazione, potremo provare a parlare e spiegare al nostro bambino con poche e semplici parole il nostro punto di vista. 

Talvolta si può e si deve dire di NO ai nostri bambini, certo il “no” va dosato, calibrato a seconda delle situazioni e dei nostri personali “paletti” familiari – non può essere tutto “no”, come non può essere sempre “si”!!

La frustrazione che proveranno di fronte ad un “NO tesoro, mi dispiace! Questa cosa adesso proprio non si può fare“, sarà una frustrazione sana, che permetterà loro di sentirsi contenuti, protetti ed al sicuro, penseranno “Qualcuno si prende cura di me e mi aiuta anche in queste circostanze nelle quali io mi sento in balìa delle mie emozioni”.

Al contrario accontentare sempre le richieste dei nostri bambini, dire “si” a tutto, magari contro le nostri valori, controvoglia, sbuffando o solamente per mettere loro a tacere non farà altro che generare un sentimento di vuoto e di mancanza nei nostri bambini. Si sentiranno persi e spaesati e sentiranno ancora più forte il bisogno di essere visti da noi genitori.

E’ necessario centrare noi stessi e trovare il giusto equilibrio cucito addosso alla propria famiglia!

 

Curare la relazione con i nostri figli in modo rispettoso, amorevolmente e con la giusta dose di pazienza è difficile e spesso estenuante, ma ci permette di favorire la loro autostima e porre basi solide per una crescita armoniosa della personalità dei nostri bambini.

 


La mia collaborazione con l’Associazione Custodi del Femminino continua: sono diventata una tra le moderatrice di uno dei loro gruppi Facebook che tratta temi di educazione!

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