Il circolo virtuoso della fiducia

Da qualche giorno ho un’immagine fissa nella mia mente che ricordo con grande emozione e tenerezza. Il ricordo risale a 10 anni fa, quando ero alle prese con la mia prima esperienza di insegnante unica sulla classe.
Se chiudo gli occhi rivedo una splendida bambina con intensi occhi color nocciola, vivaci e curiosi e lunghissimi capelli castani. Allegra, intelligente e simpatica, un vero peperino del quale è impossibile non incantarsi a prima vista!
La vedo muoversi allegramente, discorre con i compagni gesticolando e di tanto in tanto pone le sue mani sui fianchi.
Hei.. ma cavolo, quando fa così sembra me!
Dopo i primi giorni di scuola, infatti, quella bimbetta aveva interiorizzato alcuni miei atteggiamenti e li metteva in atto!

Da quel momento in poi, mi sono resa conto del potere che come insegnanti abbiamo, di come il nostro modo di essere possa influenzare i nostri allievi, in positivo, ma anche negativamente! E’ bene saperlo e riconoscerlo!

Da quel momento in poi ogni sera dopo il mio lavoro in classe, cerco di visualizzare il mio operato del giorno: le frasi che ho detto e quelle che non ho pronunciato, i comportamenti che ho attuato e quelli che non ho messo in atto e le emozioni che tutto ciò ha suscitato negli animi dei bambini che incontro nel mio cammino.
Anche come mamma ci provo a fare tutto questo, ma è ancora più difficile, perché entrano in gioco anche i miei vissuti personali e i miei sentimenti nei confronti dei miei bambini.

I bambini instaurano sempre una relazione di grande profondità, rispetto e fiducia nei confronti dell’adulto che se ne prende cura. Quell’adulto – insegnante, educatore – è per loro una guida, un esempio, una persona alla quale dimostrare tutto ciò che apprendono. I bambini ci donano loro stessi, la loro spensieratezza, la loro curiosità, l’energia positiva, il loro essere così unici e speciali: questo è un grande dono! Una grande possibilità che ci viene offerta e non va sprecata!

Gli insegnanti possono fare la differenza: la fiducia ed il rispetto che riponiamo nei bambini è il motore che condurrà loro verso l’apprendimento e la felicità!

A scuola ci sono momenti che filano lisci, nei quali si crea una bella sintonia in classe, grandi e piccini lavorano in armonia, si respira un’atmosfera di serenità ed è tutto molto semplice!
Ma quando c’è un intoppo? Un’incomprensione, la stanchezza, un comportamento sbagliato da correggere, un errore… In questi momenti è molto importante non sminuire, non giudicare né con parole né con atteggiamenti il bambino in questione! Occorre porre l’attenzione sul comportamento sbagliato, non ferire la persona che lo ha messo in atto!

E’ molto diverso dire “Sei il solito aggressivo” da “Quel comportamento che hai messo in atto poco fa è molto scortese!” oppure “Sei sempre disordinato! Imparerai mai a curare il tuo materiale scolastico?” da “Accidenti che caos su questo banco! Non riesco proprio a ritrovare la tua penna!! Potresti darmi una mano a mettere un po’ d’ordine?“. Certo, si spreca qualche parola in più, ma è davvero più efficace e più rispettoso, permetterà a lungo andare di creare quella relazione sana ed amorevole che renderà possibile l’apprendimento!

Pensiamo a quando siamo noi adulti a sbagliare qualcosa: ci sentiamo meglio se qualcuno ci offre una parola gentile, un atteggiamento di conforto e di speranza, di accettazione e di fiducia nei confronti delle nostre capacità o se qualcuno ci urla addosso sottolineando il nostro errore, facendoci sentire piccoli, insicuri ed indifesi?

Il bambino ha bisogno di sicurezza, deve poter credere nell’adulto che si prende cura di lui e deve sapere che l’adulto crede in lui. Questo è il circolo virtuoso della fiducia, che come ogni relazione va alimentato quotidianamente. La scuola, come luogo di apprendimento, deve garantire felicità, senso di sicurezza, accoglienza, ascolto e promuovere esperienze piacevoli ed interessanti. Paura, ansia e giudizi: no, grazie!

A volte capita anche agli adulti di non reggere più la situazione: stare in un luogo chiuso, il caos, i continui no, le interruzioni, le richieste, i bisogni tanto necessari quanto insistenti di ogni piccolo bambino che ci viene affidato ci portano all’esasperazione e così si raggiungere il burnout.

Questo accade perché:
– talvolta dimentichiamo la crescita fisiologica, lo sviluppo cognitivo e fisico che naturalmente caratterizza i bambini

– talvolta dimentichiamo che imparare è – e deve essere – un processo dinamico, divertente e piacevole, non noioso, statico e nozionistico
– abbiamo aspettative troppo alte rispetto a quella situazione specifica lì
– come insegnanti abbiamo l’ansia di dover rispettare i tempi, il programma, la burocrazia


Cosa possiamo fare?

  • Concedere a noi ed ai nostri allievi tanti e tanti momenti nella natura e all’aria aperta che garantiscano il movimento libero dei bambini (l’intervallo non basta!)
  • favorire attività pratiche e manuali, allenare alla bellezza, all’arte, alla musica
  • chiedere aiuto
  • rispolverare vecchi studi (Montessori, sorelle Agazzi, Fröbel, Dewey, Vygostkij, Alice Miller, Ivan Illich per dirne alcuni)  o aggiornarci
  • “perdere” – tanto – tempo per parlare di emozioni ed allenare l’intelligenza emotiva
  • farci guidare dai bambini (se sono stanchi, annoiati o distratti forse dobbiamo cambiare approccio o proposta didattica!) 

Concludo con una filastrocca che ho trovato in rete. E’ di Stefania Contardi e mi pare proprio una bella sintesi delle cose da fare (e da non fare):

Non dirmi “sciocco” oppure “somaro”,
sono parole dal gusto amaro.
Non dirmi “aspetta, ti rispondo dopo”,
se lo chiedo ora, ci sarà uno scopo.
Non chiedermi sempre e solo perché,
ne sono certo, lo sai già da te.
Se poi non mi urli tutti i santi giorni,
sarò più felice quando ritorni.
Non chiedermi cose sotto ricatto,
o imparerò il prezzo di averlo fatto,
non per amore, ma per esser costretto
e non di certo perché ci rifletto.
Se sono stanco e non capisco niente,
è perché stanca è anche la mente.
Non mi gridare se rovescio il latte,
chissà tu, da piccola, quante ne hai fatte.
Non dirmi mai che non si può fare,
tra il dire e il fare non sempre c’è il mare,
o che non posso cambiare il mondo
e ci crederò in un nanosecondo.
Se aggiungi sempre “ma”, “forse”,‘‘però”,
stai pur sicura non ce la farò.
Poi, se lo posso fare da solo,
non aiutarmi e prenderò il volo.
Mostrami invece parole belle
e te lo assicuro, toccherò le stelle.

Se tu genitore, educatore, insegnante, appassionato di pedagogia stai leggendo e vuoi saperne di più o avere un confronto: scrivimi e facciamoci una bella chiacchierata!!


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