Cosa ho imparato negli ultimi 5 anni?

Cosa ho imparato negli ultimi 5 anni?

Ho imparato che nella vita (e nella scuola) sono poche le variabili che si possono programmare nel dettaglio e tenere sotto controllo, che spesso pochi avvenimenti si evolvono esattamente come me li ero immaginati e soprattutto non quelli che hanno a che fare con la relazione con gli altri, proprio perché altri ed in quanto tali diversi da me. Ecco un ingrediente prezioso per un buon maestro: la flessibilità e la vera sfida che essa comporta.

Trascorrendo 24/24 ore con tre bambini piccoli e prendermene cura quasi totalmente da sola, mi ha permesso di mettermi in ascolto e di osservare un bambino, comprenderne la sua fisiologia, rispettare i suoi tempi che sono estremamente più dilatati rispetto a quelli degli adulti, carpire l’attenzione e la cura impiegate in ogni loro gesto o gioco; capire che i bambini hanno caratteristiche simili, ma sono unici nelle loro peculiarità. Questa è pura magia!

Ho scoperto che i bambini sono esseri originali e curiosi nei confronti della vita e desiderosi di mettersi in gioco per apprendere se hanno un interesse o una finalità pratica, senza il bisogno di un adulto che sproni loro o dica cosa-devono-fare! Serve un adulto che faccia da guida, che stia un passo indietro, che osservi e che offra il suo aiuto solo se necessario. E sì, la metafora del direttore d’orchestra è sempre attuale!

Ho sperimentato cosa significhi questo famoso amore incondizionato e la gioia che si prova a mettere da parte il proprio io per soddisfare i bisogni di una persona che dipende totalmente da me.

Come ha inciso tutto questo sulla mia professionalità?

Dal punto di vista pratico comprendere la fisiologia, i tempi di risposta e cosa potersi aspettare da un bambino ha voluto dire aumentare il rispetto verso lo stesso e, di conseguenza, la mia capacità di attendere, la mia empatia verso i bambini, nonché il desiderio di essere sempre accogliente (o almeno provarci!).

Ho migliorato la flessibilità nel proporre e portare avanti un’attività, una lezione o un laboratorio proposto e che certo bisogna sempre avere sempre un obiettivo ed un piano d’azione ben chiaro, ma che spesso il percorso prende una piega differente rispetto a quella pensata, e va proprio bene così!

Ho capito quanto sia importante il ruolo del gioco, e non solo da bambini! Che si impara meglio e più volentieri facendo qualcosa di pratico e divertente, piuttosto che stando seduti con evidenziatore alla mano!

Ho capito il ruolo fondamentale della relazione che intercorre tra un bambino ed un adulto, essa nasce, cresce, deve essere alimentata e si fortifica, la relazione dev’essere amorevole, serena e gioiosa basata sul rispetto del bambino che ho di fronte. Senza relazione non si accende quella fiamma interiore che porta all’apprendimento!

Ha inciso sul mio essere il più possibile oggettiva e sulla mia capacità di sospendere il giudizio personale nei confronti dei bambini che incontro nel mio cammino, perché come insegnante, spesso, non sono a conoscenza di tutte le relazioni e situazioni che ruotano attorno ad un bambino.

Mi ha permesso di aggiornarmi, apprezzare autori quali Steiner, Montessori, Stern, Zavalloni, formarmi ed abbracciare l’outdoor education.

Una cosa buffa, ma anche tanto bella è che da quando sono diventata mamma riesco a trovare la giusta modalità per approcciarmi in punta di piedi con i miei allievi, solo perché semplicemente l’ho sperimentata prima con i miei figli!


Ti è piaciuto questo post? Lascia il tuo indirizzo per ricevere i prossimi via mail!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *