Come evitare il burnout

Dite è faticoso frequentare i bambini.
Avete ragione.
Poi aggiungete:
perché bisogna mettersi al loro livello,
abbassarsi, inclinarsi, curvarsi,
farsi piccoli.
Ora avete torto.

Non è questo che più stanca.
È piuttosto il fatto di essere
obbligati ad innalzarsi fino all’altezza
dei loro sentimenti.
Tirarsi, allungarsi,
alzarsi sulla punta dei piedi.
Per non ferirli.


Janusz Korczak – “Quando ridiventerò bambino”

 

Mi piace tanto questa frase, la trovo calzante e delicata. La rileggo spesso, specialmente in quei momenti nei quali mi sento un po’ smarrita e in difficoltà. Ogni volta ne capisco un pezzettino in più!

È difficile far funzionare le relazioni e fare in modo che tutti ci stiano bene dentro.

Lo è ancora di più quando si tratta di quelle relazioni nelle quali c’è una persona che si prende cura di un’altra, come ad esempio i genitori, gli insegnanti, i medici, gli infermieri.

In queste relazioni di cura c’è una persona che si deve occupare di:

  • costruire
  • custodire
  • mantenere

il contesto relazionale ed una persona (o più) che dipende dalla prima persona.

Nello specifico chi si prende cura dei bambini deve creare continuamente delle proposte adatte, delle situazioni, degli spazi, un modo di comunicare verbale e mimico che spesso è invisibile, ma fa da cornice di sfondo alla relazione che intercorre.

Faccio un paragone. Quando decidi di invitare un amico a mangiare a casa tua ti senti particolarmente emozionato, sei gentile, empatico ed ospitale, ti informi sulle preferenze culinarie, chiedi se ha delle intolleranze, prepari un’atmosfera calda e accogliente, metti una bella musica, apri un buon vino, tiri fuori l’argenteria.

Vuoi fare in modo che il tuo amico si senta a proprio agio a casa tua!

Prendersi cura è ospitalità!

Ma chi è genitore o insegnante e trascorre tanto tempo con i bambini spesso più di uno, talvolta molto piccoli, sa che non è sempre facile mettere in atto questo comportamento e, soprattutto mantenerlo!

Capita che le richieste ed i bisogni continui dei bambini, la stanchezza, l’ansia, il nervosismo, ma soprattutto:

  1. le modalità educative ricevute,
  2. le pressioni sociali che spingono ad immaginarci dei Superman e delle Wonder Woman,
  3. il sistema di valori che ogni persona ha sviluppato nel corso della propria vita

danno una visione eccessivamente rigida, perfezionista e quindi molto spesso irrealistica perché non tiene conto della realtà e…

Trac!

Il cortisolo viene rilasciato a manetta, la frustrazione causata dall’impossibilità di raggiungere gli obiettivi si sente tutta, l’ansia inizia a salire, la rabbia ci fa gonfiare come dei pavoni e… arriva la perdita di controllo!! “L’esaurimento nervoso” come lo chiamava mia mamma o il Burnout come si chiama adesso e quando arriva è un vero casino!

Tralasciando gli effetti negativi che il burnout ha sui bambini (o sulle persone delle quali ci si prende cura) e senza considerare il senso di colpa, di impotenza, i fattori psicologici che sente chi è stato travolto dallo tzunami, pensiamo:

Cosa si può fare?

Come mamma di tre bambini piccoli, nati tutti molto vicini tra loro, con tanti bisogni necessari, impellenti e simili da soddisfare ho avuto modo di sperimentare molte volte il burnout e constatare che la perdita di controllo non fa che innescare altre situazioni spiacevoli e sentimenti negativi in tutti!

Alcune strategie possono aiutare ad evitare il burnout a casa ed anche a scuola!

  1. Stabilire le priorità: bisogna osservare a lungo le persone che fanno parte della relazione ed imparare a conoscerle (cosa piace e non piace fare, cosa fa arrabbiare, impaurire, divertire, agitare..). Una volta immagazzinata una situazione realistica, si può procedere con il costruire il contesto relazionale specifico per quelle persone lì,  con obiettivi possibili, valori adeguati, con la propria to do list tralasciando tutta quella serie di condizionamenti, paletti, “si fa così”, “sarebbe meglio”, “hanno fatto sempre tutti in questo modo” che sono fuorvianti. E lasciare andare tutto ciò che a voi non serve, ciò che non è urgente non si fa! 
  2. Prendersi una pausa: è importante saper riconoscere i propri segnali deboli quando la situazione si sta scaldando. A questo punto bisogna staccare la spina! Cambiare stanza, chiedere ad una collega di sostituirti in classe e andare a prendere un caffè. E se sei a casa da sola con i bambini che ti seguono ovunque? Puoi provare a:
  • mangiare qualcosa di dolce come un cioccolatino,
  • bloccare la situazione, sederti per terra ed abbracciare i tuoi bambini a lungo finchè non vi sarete ritrovati! Come mi ha insegnato Annalisa!
  • cantare una canzone che vi piace e che vi aiuti a ritrovare la serenità,
  • accendere la radio o la TV.
  1. Stare all’aria aperta: è fondamentale per i bambini trascorrere molto tempo fuori ogni giorno e in tutte le stagioni, ma fa bene anche ai grandi! I benefici della natura sono tanto ovvi quanto inimmaginabili! Godere dell’aria fresca, passeggiare, lasciare andare i pensieri innesca tutta una serie di cose belle nella nostra mente, nel cuore e nel nostro corpo ed ha un’incidenza diretta sul sull’equilibrio ormonale. Riesco a constatarlo ogni volta, uscire anche per poco ci fa bene e quando rientriamo in casa siamo pieni di energie e di buon umore! (leggi qui e qui)
  2. Delegare: si può imparare a dire di no, in modo fermo e cortese ad alcune richieste che vengono fatte al lavoro, per evitare di cadere nella “trappola” del giustificarsi un domani, dopo aver tentato l’impossibile pur di tenere fede agli impegni presi. In casa, quando è possibile, accettare degli aiuti sulla gestione delle faccende domestiche in modo da potersi occupare con gioia dei bambini, senza avere il peso delle cose da fare.
  3. Meditare: riflettere, respirare, lasciare andare i pensieri. Io per adesso non sto facendo una meditazione vera e propria. Una volta alla settimana sotto la doccia cerco di far scivolare via le cose brutte e negative che mi capitano o che penso. Poi cerco nuove energie positive dando spinta alla mente creativa!

 


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